All’incontro di commemorazione per gli 80 anni del referendum costituzionale tra monarchia e Repubblica, l’elezione dell’Assembla Costituente ed il primo voto alle donne del 2 giugno 1946, svoltosi nell’Aula consiliare di Bracciano patrocinato dal Comune e dall’ANPI, ho visto la poetessa Arianna Mosconi recitare la sua poesia “MONOLOGO DELL’ITALIA – 2 giugno 1946” e ne sono rimasto folgorato. Le ho subito chiesto di poterla pubblicare sul sito e lei con la sua toccante gentilezza ha acconsentito.
MONOLOGO DELL’ITALIA – 2 giugno 194
Mi chiamo Italia.
Mi hanno tracciata sui trattati , sulle mappe.
Mi hanno rotta nelle battaglie, ricucita nei patti.
Mi hanno osannata come patria, calpestata come terra, barattata come merce.
Mai unita.
Oggi è il 2 giugno 1946. E per la prima volta, le ascolto davvero.
Le ascolto scendere dalle scale buie con il fazzoletto in testa e le scarpe consumate.
Le ascolto tornare dai campi con le dita graffiate dalle spighe.
Le ascolto uscire dalle officine con l’odore di ferro addosso.
Camminano incerte. Hanno il fiato corto. Ma camminano.
Per secoli ho avuto una voce sola.
Re, preti, capi, padroni.
Hanno parlato al posto mio.
Hanno firmato al posto mio.
Hanno deciso se dovevo cadere, senza chiedermi se volevo rialzarmi.
Oggi invece mi manca l’aria. Perché metà di me, quella che cuoceva il pane, vegliava i morti, rammendava gli strappi delle bandiere,quella metà che stava zitta, oggi impugna una matita.
E la mia voce diventa doppia.
Ho visto le mie ragazze attraversare i monti con un messaggio nascosto nella sottana.
Ho visto mani di donna reggere un’arma più grande della loro paura.
Ho visto staffette correre con la morte sulle spalle e tornare a caricarne altra.
Non volevano onori. Volevano che smettesse.
Una donna in cabina non è un segno su un foglio.
È mia madre che non sapeva scrivere il suo nome ma sapeva cos’era la dignità.
È mia figlia che tiene in pancia il futuro e vuole scegliere che nome dargli.
È tutte quelle che stavano in ginocchio a incollare i pezzi, mentre gli uomini spaccavano il Mondo.
Non so cosa decideranno. Corona o popolo.
Non conta.
Conta che decidano.
Che per la prima volta sarò anche cosa loro.
Oggi non comincio. Ricomincio.
Perché un Paese senza le sue donne è un uomo con un polmone bucato.
Campi. Ma non corri.
Andate. La cabina è stretta. La carta è ruvida. La matita è corta.
Ma quando farete quel tratto, sentirete il mio.
Un colpo al cuore della Storia.
Oggi ho imparato a dire no.
E finalmente ho la vostra voce.
Arianna Mosconi

